Per le caratteristiche degli inquinanti e le modalità di contaminazione i casi Caffaro e Seveso non sono paragonabili: l’inquinamento a Seveso è avvenuto a seguito di un incidente rilevante che ha provocato una nube tossica di diossina, con esposizione acuta a grandi quantità per un periodo di tempo molto breve; l’inquinamento della Caffaro a Brescia è legato all’attività produttiva dei PCB (terminata nel 1984) e ha interessato i terreni e le acque di roggia.

Diossino-simili meno tossici
Le indagini condotte nel sito inquinato dalla Caffaro evidenziano che le diossine e i PCB con tossicità riconducibile a quella della “diossina di Seveso”, sono presenti in piccole quantità, e al di sotto dei limiti imposti dalla legge. Inoltre i PCB diossino-simili rilevati a Brescia in maggiore concentrazione hanno una tossicità inferiore a quelli della diossina di Seveso.

Fenomeni diversi
Per questi motivi a Brescia non si sono mai osservati alcuni fenomeni, come la moria di animali da cortile e la cloracne nelle persone più esposte, che hanno invece caratterizzato l’episodio di Seveso. Nella zona inquinata a Brescia sono maggiormente presenti tipologie di PCB non diossino-simili.

Interruzione catena alimentare
L’interruzione della catena alimentare resta l’unico sistema di prevenzione, in attesa della bonifica, che controlla la maggiore via di esposizione della popolazione. I comuni di Brescia, Castel Mella e Capriano del Colle
 hanno limitato l’utilizzo dei suoli contaminati nell’area del sito di interesse nazionale Brescia Caffaro (SIN) e nelle altre aree contaminate con ordinanze, che sono state reiterate nel tempo in attesa della bonifica, e finalizzate ad interrompere l’esposizione.

Divieto coltivazione Caffaro
Per tali ambiti vige dal 2002 il divieto di coltivazione e produzione di materie alimentari destinate al consumo umano e zootecnico. Il rispetto di tale divieto ha interrotto la possibilità di esposizione impropria per la popolazione residente nell’Area Caffaro.

Colture consentite
Nelle aree contaminate esterne al SIN, la possibilità di continuare alcune pratiche agricole destinate alla produzione di alimenti è stata attentamente valutata, selezionando le colture consentite perché non a rischio, e definendo le modalità di esecuzione delle pratiche agricole che tenessero conto delle condizioni di inquinamento del suolo nelle quali venivano ad essere eseguite.

Sperimentazione
È inoltre in corso una sperimentazione all’interno del SIN finalizzata a verificare possibilità e condizioni di una sia pur parziale coltivazione dei suoli.

Questo sito utilizza i cookie e tecnologie simili.

Se non si modificano le impostazioni del browser, l'utente accetta.

Approvo