A partire dal 1999 in Italia sono state introdotte normative statali che hanno fissato i limiti per le concentrazioni di inquinanti nel suolo, sottosuolo ed acque sotterranee.

Per suolo e sottosuolo si sono considerate due differenti tipologie di destinazione urbanistica: aree ad uso residenziale-verde pubblico e aree ad uso industriale-commerciale.

Primi campionamenti di suolo
I primi campionamenti di suolo sono stati effettuati, a metà anni ’90, durante le attività di indagine ambientale legate alla realizzazione nella zona Sud della città di Brescia del termoutilizzatore della A.S.M. Brescia s.p.a. (Azienda Servizi Municipalizzati). I risultati delle analisi di tali campionamenti del suolo, in assenza di normativa nazionale, sono stati confrontati con i limiti stabiliti dalle tabelle Olandesi per quanto riguarda i composti organoclorurati, mentre per gli altri parametri si è fatto riferimento ai limiti  fissati dalla D.G.R. n. VI/17252/96. Le concentrazioni misurate erano tutte ampiamente inferiori ai limiti sopra citati.

Campagne di monitoraggio
Nel territorio del Comune di Brescia, grazie anche alla collaborazione di Provincia, ARPA Dipartimento di Brescia e ASL, sono state condotte numerose campagne di monitoraggio delle matrici ambientali (suolo, sedimenti, acque superficiali, polveri sedimentate) e degli alimenti prodotti in loco, quali latte, foraggio, vegetali.

Risultati delle analisi
I risultati delle analisi condotte sulle matrici ambientali e sugli alimenti prodotti hanno rafforzato l’esigenza di assumere provvedimenti di natura cautelativa quali le successive reiterate ordinanze sindacali che vietano o limitano le attività agricole nei terreni inquinati e dispongono particolari misure per le operazioni di scavo dei terreni inquinati.

Obiettivi di Bonifica e gruppo di lavoro
Il Comune di Brescia ha istituito nel Dicembre 2002 uno specifico Gruppo di lavoro che definisse la metodologia per un corretto approccio alla formulazione degli scenari di risanamento.

Emungimento
L’azione di controllo si è focalizzata sia sull’emungimento delle acque di falda dai pozzi dello stabilimento, sia sul monitoraggio dello scarico delle acque reflue. La barriera idraulica ha consentito inoltre di abbassare il livello della falda stessa, evitando il contatto con i terreni contaminati.

SIN Sito di interesse nazionale
Con Decreto del 24 febbraio 2003, il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio, ha classificato il perimetro dell’area Sito inquinato di Interesse Nazionale (SIN) “Brescia-Caffaro” (art. 14, L. 179 del 31 luglio 2002, Disposizioni in materia ambientale), “da sottoporre ad interventi di caratterizzazione, di messa in sicurezza d’emergenza, bonifica, ripristino ambientale e attività monitoraggio” relativamente ai terreni, alle rogge, alle discariche e alla falda. Il SIN ha due distinti perimetri:

       PASSIRANO:

 

Monitoraggio esteso
In base alle informazioni acquisite nel tempo, si è quindi deciso di estendere il monitoraggio progressivamente verso sud, interessando aree non già ricomprese nella perimetrazione del Sito di Interesse Nazionale e ubicate fra il fiume Mella, il Fiume Grande – Vaso Garzetta e la confluenza di quest’ultimo nel Fiume Mella.

Bonifica terreni
Per quanto riguarda la bonifica dei terreni esterni sono stati intrapresi i primi interventi, molto limitati (alcune aree pubbliche e circa tre giardini privati), con asportazione dello strato superficiale di terreno e sostituzione con terra non inquinata (circa 50 cm).

Analisi 2003 e 2007
Nel 2003 è stata condotta, a cura dell’Istituto Superiore per la Prevenzione e la Sicurezza del Lavoro, un’analisi di rischio per la salute umana derivante da contaminazione, dovuta a PCBs, PCDD e PCDF, dei suoli presenti intorno allo stabilimento Caffaro e quindi esterni allo stesso. Nel 2007 il comune di Brescia ha incaricato l’Istituto Superiore di Sanità di effettuare una valutazione del rischio sanitario nelle aree pubbliche del Sito di Interesse Nazionale.

Indagini tra il 2010 e il 2014
Le indagini sullo stato dei sedimenti e delle acque delle rogge, estese fin quasi alla confluenza del Vaso Garzetta con il fiume Mella, hanno mostrato la presenza dei contaminanti caratteristici dell’area Caffaro in concentrazioni in genere progressivamente decrescenti allontanandosi dal sito. Le indagini condotte fra il 2010 e il 2014 hanno consentito di verificare la presenza di PCB, metalli e PCDD/F nei sedimenti delle rogge fino al comune di Capriano del Colle.

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