Inquadramento storico dell'industria in provincia di Brescia | Storia Caffaro: proprietà, ubicazione e produzione | Testimonianze da conservare

Inquadramento storico dell'industria in provincia di Brescia


Nel periodo compreso tra l'unità d'Italia e la Grande Guerra l'economia del nostro paese si trasformò da agricola in industriale. Una conseguenza fu lo sviluppo di grandi centri urbani, quartieri residenziali e insediamenti abitativi periferici.
 
Brescia moderna
Nel primo decennio del Novecento l’industrializzazione in Italia conobbe una notevole accelerazione e anche Brescia raggiunse lo status di città moderna, dotata di servizi ed infrastrutture all’avanguardia. L’incremento della produzione fu inoltre il risultato di una sempre migliore gestione di capitali e forza-lavoro.
 
Esposizione bresciana
Pienamente inserita nel processo di crescita, Brescia si fece promotrice nel 1904 dell’allestimento di una grande  esposizione incentrata sulla tematica del Progresso. La sezione Industria esibì undici divisioni. L’evento consentì di investire parte dei proventi in applicazioni tecnologiche di produzione sperimentali.
 
Industria elettrica
Simbolo d’un epoca, il rapido progredire della nuova industria elettrica. Sorta nel 1889 a Calvagese la prima centrale, agli albori del nuovo secolo la richiesta sempre più incalzante di energia, indusse a fondare la Società Elettrica Bresciana (1909). 

Esposizione dell’Elettricità
In virtù anche della posizione idrografica strategica del territorio, le iniziative per produrre e distribuire elettricità non tardarono a moltiplicarsi, tanto che nel 1908 nel bresciano erano in funzione già 206 impianti. Un successo rimarcato l’anno seguente dalla città con l’organizzazione dell’Esposizione dell’Elettricità.

Motori a scoppio e autoveicoli
Ma Brescia rispose con prontezza all’affermarsi di altre nuove produzioni. In ambito automobilistico, ad esempio, attivò dal 1903 al 1905 tre industrie specializzate nella fabbricazione di motori a scoppio e autoveicoli. E seppure, nel tempo, soltanto la Fabbrica Automobili Brixia-Zust resse il confronto con la tenace concorrenza nazionale, l’appeal nato tra i bresciani ed il nuovo mezzo non venne mai meno.

Fabbriche d’armi
Così come Brescia fu attiva, tanto da raggiungere una posizione di preminenza, nella produzione armiera, con il sorgere e l’affermarsi di importanti realtà come la Società Metallurgica Tempini, la Angelo Duina, la Domenico Sabatti, la Giovanni Micheloni e la Beretta, capaci di garantire lavoro a centinaia di operai.

Settore chimico
Il comparto chimico, invece, in grado di rivoluzionare l’agricoltura con la produzione di fertilizzanti artificiali, da principio produsse minimi effetti nell’economia bresciana. Ma in seguito, il connubio tra chimica ed elettricità, portò importanti risultati.
 
Industria tessile e metalmeccanica
Nel settore tessile, risultò più dinamica l’industria della seta, rispetto alla laniera e cotonifera, mentre nel metalmeccanico fu intenso il processo di sviluppo tecnologico che portò alla nascita in città di diversi stabilimenti come la Conti & C. e la Società Meccanica Bresciana.

Censimento industriale
Nei primi anni del Novecento, il territorio bresciano registrava un totale di 4.189 aziende che impiegavano 51.700 addetti su una popolazione provinciale di 610.000 persone. Nella catalogazione emersero: 47 aziende chimiche, 944 dei metalli, 427 molitorie, 31 cartarie, 168 dei materiali da cava, 797 legno e materie analoghe, 1.168 alimentari e molitorie, 8 bottoniere, 323 concia e pelli, 86 edili, 26 miste, 44 poligrafiche, 13 torbiere, 420 per l'abbigliamento e arredamento, 45 cave e 5 minerarie.

Pro e contro
In sintesi, nel periodo giolittiano i progressi dell'industria accentuarono gli squilibri economico-sociali tra il Nord industrializzato ed il Sud rurale. Quantitativamente e qualitativamente l'industria si concentrò tra Genova, Milano e Torino. In questo quadro, Brescia godette di una posizione privilegiata per affermarsi, portando con sé indubbi benefici economici, ma anche episodi di inquinamento ambientale.

Storia Caffaro: proprietà, ubicazione e produzione

Storia Caffaro: proprietà, ubicazione e produzione
Storia Caffaro: proprietà, ubicazione e produzione

Iniziata nei primi anni del ‘900, l’evoluzione industriale della città di Brescia culminò nel periodo a cavallo tra le due guerre mondiali soprattutto nell’area occidentale del territorio comunale. Si ebbe infatti la nascita di un importante comparto industriale composto da imprese produttive siderurgiche, meccaniche, chimiche e fonderie di seconda fusione. Fra di esse, sorse anche la Caffaro.

LA PROPRIETÀ

Origine
La ditta milanese Erba, Curletti e Zironi, fondata nel 1900, promosse nel 1906 l’insediamento di Brescia costituendo la Società Elettrica ed Elettrochimica del Caffaro. Lo stabilimento, alimentato dalla centrale idroelettrica della Caffaro di Bagolino, avviò la produzione nell’area di via Milano.

Anni Settanta
Nel 1966 l’azienda mutò denominazione in Caffaro Spa – Società per l’Industria Chimica ed Elettrochimica del Caffaro. Mediobanca (16,39%), Pechiney-Ugine Kuhlman (16,09%), Finanziaria Pas (6,95%), Gruppo Oronzo de Nora (13,45%) e i gruppi familiari Feltrinelli e Loro formarono il sindacato di controllo.
 
Anni Ottanta e Novanta
Inglobata da Snia-BPD, fu dal 1985 al 1998 controllata da Fiat e Mediobanca e nel 1998 prima da Cesare Romiti che aveva acquisito le azioni Fiat e in seguito da Luigi Giribaldi e Cornelio Valletto che assunsero il controllo di Snia con un investimento di 200 miliardi di lire.

Duemila
Nel 1999 la Bios (Interbanca-Gnutti) acquistò il 20,5% del capitale, consolidato al 29% nel 2000 e al 50,1% nel 2002.  Nel giugno 2004 Snia si scisse in due società: Sorin Spa (tecnologie biomedicali) e Snia Spa (attività chimiche Caffaro), public company.

Scioglimento società
L’insorgere di un periodo di grandi difficoltà produttive e finanziarie ed il sequestro nel 2008 dell'impianto di cloro-soda dello stabilimento Caffaro di Torviscosa, maturò infine il 15 gennaio 2009 in Snia Spa la decisione di sciogliere e porre in liquidazione la società Caffaro.


L’UBICAZIONE

Area urbana
Lo stabilimento storico di Brescia, entrato in attività nel 1906, fu collocato in piena area urbana, a 900 metri circa dal centro storico di Brescia, nella zona ovest e sul lato sud di via Milano, l'antica statale che collegava Brescia con il capoluogo lombardo.

Scuola elementare e stazione
La fabbrica si inserì a 300 metri dal centro dell’allora frazione di Borgo San Giovanni-Fiumicello, a ridosso della scuola elementare “Dusi” e nelle adiacenze delle cascine che costellavano i campi a sud-ovest dell’abitato. A pochi metri della futura stazione della ferrovia Brescia-Iseo. 

Area
Compresa da principio in un’area di 40.000 m2, lo sviluppo produttivo nel secondo dopoguerra la portò ad espandersi fino agli attuali 110.000 m2. Oggi, dunque, occupa quasi per intero l'isolato compreso tra via Milano, via Fiumicello, via Morosini e via Nullo.


LA PRODUZIONE

Soda caustica
La fabbrica nacque essenzialmente per produrre soda caustica (NaOH), composto chimico indispensabile per l'industria dei saponi, dei tessuti e della carta. Il sistema impiegato fu quello elettrolitico, secondo il metodo Kellner-Solvay, con catodo di mercurio e anodo, prima di platino e in seguito di grafite.

Il procedimento
Al sale (salgemma), tratto dal giacimento siciliano di Porto Empedocle, veniva aggiunta acqua per ottenere la salamoia da introdurre nei bagni elettrolitici da cui ricavare soda caustica. Conseguenza della produzione, anche la decomposizione di idrogeno e cloro.
 
Il cloro
L’esigenza di recuperare il cloro, gas tossico, indusse ad installare un forno di calce a fuoco continuo alimentato da pietrame calcareo di Virle e di Mazzano. La calce combinata col cloro si trasformava così in cloruro di calce, nuovo prodotto chimico commerciabile.

Materie prime essenziali
Le materie prime essenziali in quei primi anni furono: il sale, l'acqua prelevata in grande quantità (10-12 milioni di m3 l'anno) dalla falda sottostante, la pietra calcarea, l'energia elettrica prodotta dalla centrale del fiume Caffaro ed il mercurio, in parte disperso in ambiente e quindi da integrare.

Derivati dal cloro
Alla fine degli anni Trenta la Caffaro si mutò da produttrice di soda caustica, in cui il cloro risultava un sottoprodotto difficilmente riutilizzabile, in industria di composti organici del cloro, spesso sostanze molto tossiche, cancerogene, non degradabili e accumulabili nella catena alimentare.

I pcb
La conversione produttiva, in realtà, ebbe un'anticipazione negli anni della Prima guerra mondiale, con l’installazione di un impianto per la produzione del monoclorbenzolo. Ma fu a partire dal 1938, che i PCB divennero i prodotti che per circa mezzo secolo caratterizzarono maggiormente l’industria.

Monsanto
Fu la Monsanto negli anni Venti a brevettare i PCB. La multinazionale americana concesse l’uso del brevetto dietro adeguato compenso di royalties ad un’azienda per ognuno dei principali paesi industrializzati (Giappone, Germania, Inghilterra, Francia, Italia e Spagna). In Italia fu assegnato, appunto, alla Caffaro e a Brescia di fatto entrò in funzione a pieno regime il primo impianto cloro-soda nazionale.

Testimonianze da conservare


La storia della Caffaro è custodita nell’archivio aziendale, che si trova all’interno dell’azienda e che è stato sommariamente inventariato dall’Archivio storico Fiat, nel giugno 1991; nel periodo in cui Snia Caffaro apparteneva alla galassia Fiat. Un archivio ricchissimo ed essenziale per la storia della chimica italiana.
 
La Fabbrica
La Fabbrica rimane testimonianza di un importantissimo passato, che concerne la storia della tecnica, dell’industria e del lavoro a Brescia. L’edificio industriale, progettato dell’ingegner Giuseppe Navarini, importante protagonista dell’architettura industriale bresciana dei primi del Novecento, per valore intrinseco e significato, merita di essere conservato, come l’attiguo impianto del cloro-soda, il cuore industriale della Caffaro.
 
Ubicazione
Dal lato di via Milano sorge l'edificio storico e monumentale in mattoni, dove si trovano la direzione e gli uffici e al centro il cuore produttivo della fabbrica, il reparto cloro-soda, dismesso nel 1997, e i vari reparti attualmente quasi del tutto dismessi.

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